Solitudine C'è vita forse al di là di queste quattro pareti assediate da larghi viali di città che non hanno anima nè pensieri ma solo ombre che s'incontrano senza vedersi. Una sirena nella notte lacera il silenzio.
domenica 29 marzo 2020
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giovedì 26 marzo 2020
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archivio e pensamenti: VIVEVAMO IN CASE DI GESSO. Poesia di Calogero Rest...: Aggiungi didascalia IL MARE PER NOI Il mare per noi che vivevamo in case di gesso che si appoggiavano le une alla altre c...
mercoledì 25 marzo 2020
A T T E S E
Attese che scocchi l'ora
attesa che giunga la sera
e poi il mattino
ad interrompere sogni
a cancellare fantasmi.
Attesa che venga la primavera
a cancellare il grigio piovoso
di lunghi inverni piovosi.
Attese
sempre attese
inutili come contare
le pecore che saltano steccati
per conciliare il sonno
e ricordi che stridono
con il vecchio di ora
a cui ormai non appartengono.
Attesa
che sia un'eccezione
illusione
che la vita continui
come la bolla di sapone
traslucido palloncino
rivestito di niente
con cui tentare un tiro sicuro
verso la porta che non c'è.
Da " Passavano i carri" di Calogero Restivo
Ed. Guarnotta Collana EditorinProprio
domenica 9 febbraio 2020
Il Castelluccio
Sulla collina che chiamavamo monte
il Castelluccio
casolare diroccato
calamita di curiosità e paura.
Bambini andavamo
in visita camminando piano piano
per non far rumore
e svegliare dame ed armigeri
che da quell’altura ogni giorno
abbracciavano i vasti orizzonti.
Venivano dal passato
ma noi li vedevamo vivi
come le immagini che costruiscono i sogni
riuniti attorno alla grande conca della storia
a raccontare di accadimenti e di avventure.
Dentro quelle mura che mostrano
quanto possono il tempo e le stagioni
ed il vento che a volte si intrattiene
in caroselli di polvere e sabbia
faccia a faccia con il passato
meravigliati e sorpresi
restavamo imbambolati senza parole.
Urlava il silenzio di voci
che parlavano lingue sconosciute
passavano genti in antichi costumi
colbacchi ed elmi lucenti e piumati
ed altri che indossavano corazze
orgoglio e difesa lucidate a specchio
splendenti sotto il sole.
Ci allontanavamo turbati e tristi
alla fine della visita
ci chiedevamo se quel tumulto di voci
alla fine della giornata cessava
come a teatro calato il sipario.
sabato 26 ottobre 2019
CHICCHI DI GRANO
Rivedo ancora
scolpite nella memoria
con mano sicura
come parole nel marmo
immagini di contadini
ubriachi di fatica e di sole
appresso ai muli la cui pelle
appena ricopriva le ossa.
In giri ossessivi sull'aia
estraevano da batuffoli di paglia
chicchi di grano minuti
come pagliuzze di oro
passate al crivello con la sabbia.
E a sera avevano canti per i bambini
che poggiavano la testa
sul petto rotto di fatica
come su un cuscino di piume morbido.
Poesia tratta dalla raccolta di Calogero Restivo
"Senza un fil rouge"
ERANOVA Editrice Delia
domenica 6 ottobre 2019
ESTATE
Cerco invano
i panorami dell'infanzia
il giallo ripetuto all'infinito
di dipinto inquietante
dove anche gli orizzonti
sono tinti di verde.
La lava fredda sugli usci
a ricordare che il vulcano
buono ad intrattenere gente del nord
con i suoi fumi di fucina di fabbro
accesa sempre
e le sue nevi che scintillano al sole
a volte semina morte
e sconvolge i panorami.
Cerco invano il venticello
alito di valli profonde
annegate di nebbia negli inverni lunghi
ristoro che saliva verso il Castelluccio
dove trascorrevo le estati.
Ricambio in imbarazzati silenzi
il sorriso delle genti.
I canti hanno altre note
manca il rotolare del carro
sulle pietre sconnesse
e la voce cavernosa del carrettiere
che canta amori disperati
e quella del venditore di basilico
che con la sua gerla di vimini sulle spalle
inondava le vie di odori paesani noti.
Stradine strette e tortuose
e la visione di cartolina illustrata
della montagna innevata
che incombe sulle case.
E' qui ora la mia casa
e queste estati lente vedo passare
seduto in ozio al balcone
dedito a rifare i conti con il passato
a rivedere errori e gioie
e bere fino in fondo
il calice amaro dei rimpianti.
Tratta dalla raccolta " Dal mare che non c'è"
di Calogero Restivo
EDIZIONI AKKUARIA CATANIA
i panorami dell'infanzia
il giallo ripetuto all'infinito
di dipinto inquietante
dove anche gli orizzonti
sono tinti di verde.
La lava fredda sugli usci
a ricordare che il vulcano
buono ad intrattenere gente del nord
con i suoi fumi di fucina di fabbro
accesa sempre
e le sue nevi che scintillano al sole
a volte semina morte
e sconvolge i panorami.
Cerco invano il venticello
alito di valli profonde
annegate di nebbia negli inverni lunghi
ristoro che saliva verso il Castelluccio
dove trascorrevo le estati.
Ricambio in imbarazzati silenzi
il sorriso delle genti.
I canti hanno altre note
manca il rotolare del carro
sulle pietre sconnesse
e la voce cavernosa del carrettiere
che canta amori disperati
e quella del venditore di basilico
che con la sua gerla di vimini sulle spalle
inondava le vie di odori paesani noti.
Stradine strette e tortuose
e la visione di cartolina illustrata
della montagna innevata
che incombe sulle case.
E' qui ora la mia casa
e queste estati lente vedo passare
seduto in ozio al balcone
dedito a rifare i conti con il passato
a rivedere errori e gioie
e bere fino in fondo
il calice amaro dei rimpianti.
Tratta dalla raccolta " Dal mare che non c'è"
di Calogero Restivo
EDIZIONI AKKUARIA CATANIA
mercoledì 18 settembre 2019
D A Q U I
Da qui,
dai balconi di questa casa
che mi mostrano panorami
nuovi e diversi
da quelli che il ricordo
ha stampato nella memoria
da questi orizzonti
che disegnano montagne
alte fino a toccare il cielo
la nostalgia come febbre non curata
mi ritorna alle tue valli profonde
che si perdono lontano
nelle nebbie di lunghi inverni.
In fondo
nel mezzo del ferro di cavallo
che disegnano i monti
ci si aspetta di trovare il mare
che non c'è.
La nostalgia mi ritorna
al dirupo La Guardia
ed al monte San'Anna
allegoria di monte
ed ai campi tinti di giallo
più oscuro meno oscuro
secondo le stagioni.
Da qui
da cui lo sguardo volgo
a cercare confini a questo mare
che molle adagia onde su onde
sulla spiaggia deserta
nelle sere d'estate
e che nasconde profondità di baratro
il ricordo mi prende
rivedo le tue case bianche
dai tetti bassi che filtrano la luce
come la lampada accanto ai lettini
accesa la notte per fugare
la paura delle tenebri ai bambini
ed un nodo mi prende alla gola.
Da qui
ove la vita mi ha condotto
intento com'ero ad inseguire sogni
di te mi ricordo e degli affetti che custodivi
dei sogni e delle speranze che ricucivo
come un vecchio mantello
vecchio e stinto nei colori e liso
che da tutte le parti cedeva.
Da "All'alba tra i fiori di papavero"
raccolta di poesie di calogero restivo
Edizioni AKKUARIA Catania
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