Solitudine C'è vita forse al di là di queste quattro pareti assediate da larghi viali di città che non hanno anima nè pensieri ma solo ombre che s'incontrano senza vedersi. Una sirena nella notte lacera il silenzio.
venerdì 28 ottobre 2016
archivio e pensamenti: GRAZIE AI FICHI!
archivio e pensamenti: GRAZIE AI FICHI!: Le 6572 ettare del territorio racalmutese si estendono, a detta degli storici, su una superficie “a forma di una grande foglia di f...
giovedì 27 ottobre 2016
" Da la carne e il sospiro" di A: Merini, 1997
"...incolori e indomiti, siamo soli
nel limbo del nostro piacere
perchè io e te
siamo pieni di amore carnale,
io e te."
nel limbo del nostro piacere
perchè io e te
siamo pieni di amore carnale,
io e te."
mercoledì 26 ottobre 2016
domenica 23 ottobre 2016
archivio e pensamenti: IL DRAMMA DI TAZIO CAPIZZI E IL TEATRO CHIUSO
archivio e pensamenti: IL DRAMMA DI TAZIO CAPIZZI E IL TEATRO CHIUSO: Un cane abbaia dentro il teatro chiuso. Surreale? Pirandelliano? Vero? RECITARE LA VITA, RECITARE LA MORTE ...
giovedì 20 ottobre 2016
Contra Omnia Racalmuto: Calogero Restivo, poeta racalmutese, racconta
Contra Omnia Racalmuto: Calogero Restivo, poeta racalmutese, racconta: Calogero Restivo, il poeta ora alle prese col racconto. Prosa trepida e contenuta, poetica insomma. Capacità affabulatrice impressionante,...
lunedì 17 ottobre 2016
AL PADRETERNO
In nostro mondo
finiva al Padreterno
oltre c'erano i monti
cerchio di cocuzzoli calvi
attorno a case fragili di gesso.
Rifacevamo il mondo
nei pomeriggi estivi
invasi di noia e di calura
con tessere
come fanno gli artisti del mosaico.
Dopo
nel lago di silenzio e solitudine
che chiamavamo paese
entrò la vita
con le sue albe tinte di nebbia
a disperdere speranze e illusioni
come fa il vento con le foglie morte
prima che si scateni la burrasca.
Poesia tratta "Dal mare che non c'è" di calogero restivo
AKKUARIA Edizione Catania
finiva al Padreterno
oltre c'erano i monti
cerchio di cocuzzoli calvi
attorno a case fragili di gesso.
Rifacevamo il mondo
nei pomeriggi estivi
invasi di noia e di calura
con tessere
come fanno gli artisti del mosaico.
Dopo
nel lago di silenzio e solitudine
che chiamavamo paese
entrò la vita
con le sue albe tinte di nebbia
a disperdere speranze e illusioni
come fa il vento con le foglie morte
prima che si scateni la burrasca.
Poesia tratta "Dal mare che non c'è" di calogero restivo
AKKUARIA Edizione Catania
sabato 1 ottobre 2016
La piazzetta
Al posto di questa assenza di voci
con il "cannolo" della fontana
che mesce acqua con rumore di ruscello
c'era la piazzetta che aveva canti e suoni
nelle notti in cui avvampava la festa.
C'eravamo noi ragazzi
con la febbre di domani negli occhi
a divorare presenti
nel tentativo di barare
e rompere i ritmi del tempo.
C'erano luci e passi di donne
con sguardi di pudore
nei sorrisi appena accennati
e le voci dei giocatori di tressette
assieme al venditore di fichi d India
che le vendeva sbucciate poche lire.
Rifugio sicuro alla pioggia gli archi
finestre aperte su un mare che non c'era
quando con rombi profondi
e tremori da incubo i tuoni
annunciavano il temporale imminente
cancellati dal vento di novità.
Di fronte il vecchio fondaco
il tetto di canali di creta cotti al sole
rifugio a colombi e uccelli di passaggio
oltre a carretti e carrettieri
che nella notti contavano le stelle
prima di addormentarsi
oggi ha palazzi alti
che gareggiano con le nuvole
e guardano dall'alto in basso
i lampioni che stillano
luce indecisa nella via.
Da " Dal mare che non c'è" di calogero restivo
AKKUARIA Edizioni Catania
con il "cannolo" della fontana
che mesce acqua con rumore di ruscello
c'era la piazzetta che aveva canti e suoni
nelle notti in cui avvampava la festa.
C'eravamo noi ragazzi
con la febbre di domani negli occhi
a divorare presenti
nel tentativo di barare
e rompere i ritmi del tempo.
C'erano luci e passi di donne
con sguardi di pudore
nei sorrisi appena accennati
e le voci dei giocatori di tressette
assieme al venditore di fichi d India
che le vendeva sbucciate poche lire.
Rifugio sicuro alla pioggia gli archi
finestre aperte su un mare che non c'era
quando con rombi profondi
e tremori da incubo i tuoni
annunciavano il temporale imminente
cancellati dal vento di novità.
Di fronte il vecchio fondaco
il tetto di canali di creta cotti al sole
rifugio a colombi e uccelli di passaggio
oltre a carretti e carrettieri
che nella notti contavano le stelle
prima di addormentarsi
oggi ha palazzi alti
che gareggiano con le nuvole
e guardano dall'alto in basso
i lampioni che stillano
luce indecisa nella via.
Da " Dal mare che non c'è" di calogero restivo
AKKUARIA Edizioni Catania
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