Direttamente correlato all'elemento del tempo e dell'alternarsi di di stagioni e giorni è il tema profondamenre sentito da calogero restivo del passato e conseguentemente della memoria, tanto da ritrovare nel titolo della silloge di poesie" Poesie di volti e memorie" proprio in riferimento alla memoria. Sicuramento è un trascorso che viene rivissuto dal poeta nel momento in cui lo stesso esterna il suo senso di nostalgia tramite la scrittura, per questo poc'anzi accennavo proprio al fatto che il foglio bianco diventa per lo stesso complice ma soprattutto confidente, un confidente al quale confessare i sentimenti e le malinconie, gli amori e gli affetti, che nella vita ci restano e nel cuore ci segnano, il foglio bianco è un confidente ma permette soprattutto di fissare definitivamente i ricordi sia belli, sia dolorosi: ciò concede al lettore una "comunicazione diretta" con l'autore, espressione precisata in prefazione, autore che trasmette sinceramente i moti dell'anima. Nel breve componimento a pag. 74, intitolato " Ma non sarà il tempo" ritroviamo tutti questi elementi. Ve la leggo: " Forse è il tempo che filato mi riporta i nodi e la malinconia della sera che vena di rosa pallido l'azzurro a proiettare sul muro di calce, come un film, un passato trascorso e non dimenticato: Rivissuto sanguina ancora come ferita profonda appena prodotta da improvvido gesto".Tra i ricordi legato al passato vi sono sicuramente il volto e i gesti della madre, che ritornano qua e là, in diverse liriche, prima tra tutte quella a pag.15 che è giustappunto intitolata " Sorriso di madre" Il passato che non è più e che torna costantemente e nostalgicamente fa" scollegare al lettore" la spina dalla contemporaneità di velocità supersonica , in cui il tempo per pensare sembra essere svanito: il lettore ha la sensazione di rallentare e viene catapultato nel periodo pre e post guerra, insomma quello vissuto dalle generazioni precedente alla mia in cui lo stile di vita era senz'altro diverso a quello di oggi, e le fatiche fisiche, anche quelle compiute dalle donne, non erano certo quelle della nostra quotidianità. I villaggi era costruiti di pietra, pietra con cui era stata eretta la casa dell'autore e a ci è dedicata la poesia " La pietra" a pag. 16 che ricorda " resti di un villaggio reso deserto dalla peste e dirupato dal tempo". A tal proposito anche la poesia a pag18, intitolata " Mietitori" è un chiaro riferimento a quanto la vita fosse dura, nei tempi precedenti al processo di tecnologizzazione " acuta", infatti per il Restivo " ...i mietitori stanno, al misto di afa e sudore, la falce appesa alla spalla cotta dal sole...ammantati di malinconia e mistero, in silenzio". Ancora il passato è quel bambino che si rivolge in preghiera a Dio, è quel bambino che non ha più fattezza e di bambino fuori, che ormai ha un corpo di adulto, ma che dentro è rimasto fanciullo: a pag.21: "Caro Dio...son quel bambino in ginocchio sugli scalini umidi dell'altare maggiore della chiesa di San Giuliano...Caro Dio sai che sono cresciuto e che si avvicinano gli anni della vecchiaia? E' tempo per me di fare conto di quel tanto sperato e del poco realizzato nella vita..." Questa poesia è una delle mie preferite perchè permette al lettore di fare un balzo e tornare al presente; l'Autore fa infatti una precisa richiesta a Dio, a Ppag..23 appunta: " Caro Dio...hai mai pensato ad una nuova discesa sulla terra? Vi sono tante cose quaggiù che non vanno, sapessi...O era peggio l'altra volta?" Il trascorso è costituito anche dalle rimembranze della gioventù vissuta, basti pensare che la parola bambini si ripete innumerevoli volte, come a pag.33, 34, 35,36, 46, 47, 48, 53, 54, 56, 62,63, e non continuo ad elencarle. Ma il passato è quel legame con l'esistenza che induce lo scrittore a definire che cosa è per lui la vitta,è pessimismo, malinconia, ma è vita, ed anche quello che deve ancora accadere e si mescola col pensiero delle domande cui l'uomo non avrà ma risposte, come il chiedersi che cosa vi sia dopo la morte. Si parla di vita per esempio a pag.18 nella poesia " Se piove", la vita è " pioggia incerta, schiava del vento e del caso" ed in innumerevoli altre poesie, ma la più bella secondo me è a pagina 25 ove la vita è paragonata ad una trottola" Nel momento in cui inizia il giro della trottola, si fermerà quando sarà finita la spinta che gli ha impresso lo spago.Non servono parole, bastano i silenzi"
CONTNUA
Solitudine C'è vita forse al di là di queste quattro pareti assediate da larghi viali di città che non hanno anima nè pensieri ma solo ombre che s'incontrano senza vedersi. Una sirena nella notte lacera il silenzio.
venerdì 12 luglio 2013
lunedì 8 luglio 2013
Appunti critici Di Stefania Calabrò su " Poesie di volti e Memorie " di calogero restivo
La poesie di calogero restivo rappresenta un esempio di poesia originale, la poesia della vita e
esperienza, del fanciullo, della memoria. Calogero Restivo è il " poeta del tempo" se mi è concesso di usare questa espressione.
L'inconsueta abolizione dell'utilizzo del verso, cosa che viene sottolineata ed è stata caldeggiata da Mario Grasso, rende le liriche fruibili e tanto scorrevoli alla lettura da riuscire a fare immergere il lettore nel cuore e nell'animo dell'Autore, Autore che col foglio bianco si confida e diventa complice.
Non mi soffermo quindi sulla peculiarità di queste liriche e relativa alla abolizione del verso, in quanto già ampiamente spiegato in prefazione, ma su altri tratti che ritengo distintivi ed originali del poeta stesso.
Primo elemento che colpisce il lettore riguarda la chiara scansione delle tempistiche " il tempo che passa nel conteggio di ore" pag.20, mi riferisco alla precisa scansione delle stagioni, in particolar modo estati, primavere (" verrà la primavera, è cosa prevista e scritta nel calendario" pag.38) e autunni( in "perchè scrivo" pag.39 " e se viene, denuda l'inganno di estati felici che riempivano di sogni gli inverni lenti al principio, alla chiusa degli autunni" ) e basti guardare a diversi titoli, come La lunga estate pag.34 o la Nuova primavera pag.35; mi riferisco inoltre alla sera si pensi alla poesia a pag. 75 " Non attendermi a sera "), l'alba, LA NOTTE, che tornano imperterrite a definire il tempo che scorre come sabbia del deserto, alla giornate che sui susseguono, si legga pag.20" Muore il giorno" : " muore il giorno finalmente o è la sera che avanza?" o ancora a pag.38 " non ha pensieri la notte, nè parole , solo sospiri e silenzi ":
Il tempo quindi, " il tempo che consuma il futuro" ( come riportato a pag.17 ), come elemento sempre presente sullo sfondo delle liriche, il tempo che passa e che non torna, a pag. 20 l'Autore annota" il tempo che passa nel conteggio di ore, ne assaporo gli odori", o ancora il tempo rappresentato come elemento che nella vita è sempre presente senza provocare rumori, così è a pag. 38: " intanto il tempo passa silenzioso, va col passo felpato dei ladri assieme alla brezza di mare e l'odore di salsedine e ti inganna di sempre"
Continua
esperienza, del fanciullo, della memoria. Calogero Restivo è il " poeta del tempo" se mi è concesso di usare questa espressione.
L'inconsueta abolizione dell'utilizzo del verso, cosa che viene sottolineata ed è stata caldeggiata da Mario Grasso, rende le liriche fruibili e tanto scorrevoli alla lettura da riuscire a fare immergere il lettore nel cuore e nell'animo dell'Autore, Autore che col foglio bianco si confida e diventa complice.
Non mi soffermo quindi sulla peculiarità di queste liriche e relativa alla abolizione del verso, in quanto già ampiamente spiegato in prefazione, ma su altri tratti che ritengo distintivi ed originali del poeta stesso.
Primo elemento che colpisce il lettore riguarda la chiara scansione delle tempistiche " il tempo che passa nel conteggio di ore" pag.20, mi riferisco alla precisa scansione delle stagioni, in particolar modo estati, primavere (" verrà la primavera, è cosa prevista e scritta nel calendario" pag.38) e autunni( in "perchè scrivo" pag.39 " e se viene, denuda l'inganno di estati felici che riempivano di sogni gli inverni lenti al principio, alla chiusa degli autunni" ) e basti guardare a diversi titoli, come La lunga estate pag.34 o la Nuova primavera pag.35; mi riferisco inoltre alla sera si pensi alla poesia a pag. 75 " Non attendermi a sera "), l'alba, LA NOTTE, che tornano imperterrite a definire il tempo che scorre come sabbia del deserto, alla giornate che sui susseguono, si legga pag.20" Muore il giorno" : " muore il giorno finalmente o è la sera che avanza?" o ancora a pag.38 " non ha pensieri la notte, nè parole , solo sospiri e silenzi ":
Il tempo quindi, " il tempo che consuma il futuro" ( come riportato a pag.17 ), come elemento sempre presente sullo sfondo delle liriche, il tempo che passa e che non torna, a pag. 20 l'Autore annota" il tempo che passa nel conteggio di ore, ne assaporo gli odori", o ancora il tempo rappresentato come elemento che nella vita è sempre presente senza provocare rumori, così è a pag. 38: " intanto il tempo passa silenzioso, va col passo felpato dei ladri assieme alla brezza di mare e l'odore di salsedine e ti inganna di sempre"
Continua
domenica 7 luglio 2013
Brevi cenni di commento a " Poesie di volti e Memorie di Grazia Calanna.
Il pensiero"Contraddisse e si contraddisse" formulato per se stesso da Leonardo Sciascia, concittadino del nostro Calogero Restivo, anch'egli di Racalmuto, sovviene leggendo "Poesie di Volti e Memorie" ovvero, per usare le parole del curatore letterario Mario Grasso, " un canto lirico modulato con voce sommessa, sincera e disinibita.
Un viaggio incessante segnato dalle ansie del vivere ma, altrettanto, da una ricca sequenza di "propositi e speranze".
Calogero disegna, assieme a quelli esteriori e amatissimi, i paesaggi dell'anima avendo particolare cura dei variegati contorni.
Calogero " immerso solitario e coraggioso in un mare senza fondo"( pag.44 ) propone al lettore un cammino ininterrotto condotto al ritmo martellante della verità e con essa, in quanto connaturale,di robusta contraddizione.
Del resto, come sosteneva Hegel (Tesi di abilitazione, 1801) " La contraddizione è la regola del vero come la non contraddizione è la regola del falso."
Vi leggo,raffrontandoli, alcuni passi in cui, nel gioco ripetitivo delle stagioni, il silenzio si contrappone alla parola, l'oblio ai ricordi, predestinazione e rassegnazione alla speranza, l'ipotesi alla certezza, così come l'alba al crepuscolo, incessantemente :pag,. 24-42A ( silenzi/ parola
pag.34 B - pag. 39 B 8 Oblio / memoria)
pag. 40 C - pag. 44C - 49C( rassegnazione, coraggio, speranza)
pag. 63D - 47D ipotesi-teorie utilissime e stimolanti per impostare peculiari certezze - / ricerche
Concludo con due domande che prendono spunto dai suoi versi:" Non importa se seduto sull'aia a contare le stelle, il vento all'improvviso snocciola il rosario degli urli e sbatte in faccia la sabbia prelevata dal deserto che al di là del mare, disteso come gigante annoiato, immoto e solenne, aspetta che il tempo,in dune allineate come pieghe di ventaglio, ne ridisegni forme e contorni"
(da Amo le cose vere pag.70)
Potendo ridisegnarlo che forma e quali contorni darebbe al nostro tempo, e più genericamente, alla nostra esistenza?
" Scrivo per sentire l'anima per vedere i colori per sentirne i contorni, per sfiorarla e sentire che è vero che la sua pelle è velluto come di pesca, e ha la forma tonda come di mondo" ( da scrivo. pag.31)
Con i suoi versi per chiederle, dopo tanti anni intitolati con dovizia alla scrittura qual è stata,ad oggi, la sua più rilevante scoperta?
Grazia Calanna (06/07/2013)
Un viaggio incessante segnato dalle ansie del vivere ma, altrettanto, da una ricca sequenza di "propositi e speranze".
Calogero disegna, assieme a quelli esteriori e amatissimi, i paesaggi dell'anima avendo particolare cura dei variegati contorni.
Calogero " immerso solitario e coraggioso in un mare senza fondo"( pag.44 ) propone al lettore un cammino ininterrotto condotto al ritmo martellante della verità e con essa, in quanto connaturale,di robusta contraddizione.
Del resto, come sosteneva Hegel (Tesi di abilitazione, 1801) " La contraddizione è la regola del vero come la non contraddizione è la regola del falso."
Vi leggo,raffrontandoli, alcuni passi in cui, nel gioco ripetitivo delle stagioni, il silenzio si contrappone alla parola, l'oblio ai ricordi, predestinazione e rassegnazione alla speranza, l'ipotesi alla certezza, così come l'alba al crepuscolo, incessantemente :pag,. 24-42A ( silenzi/ parola
pag.34 B - pag. 39 B 8 Oblio / memoria)
pag. 40 C - pag. 44C - 49C( rassegnazione, coraggio, speranza)
pag. 63D - 47D ipotesi-teorie utilissime e stimolanti per impostare peculiari certezze - / ricerche
Concludo con due domande che prendono spunto dai suoi versi:" Non importa se seduto sull'aia a contare le stelle, il vento all'improvviso snocciola il rosario degli urli e sbatte in faccia la sabbia prelevata dal deserto che al di là del mare, disteso come gigante annoiato, immoto e solenne, aspetta che il tempo,in dune allineate come pieghe di ventaglio, ne ridisegni forme e contorni"
(da Amo le cose vere pag.70)
Potendo ridisegnarlo che forma e quali contorni darebbe al nostro tempo, e più genericamente, alla nostra esistenza?
" Scrivo per sentire l'anima per vedere i colori per sentirne i contorni, per sfiorarla e sentire che è vero che la sua pelle è velluto come di pesca, e ha la forma tonda come di mondo" ( da scrivo. pag.31)
Con i suoi versi per chiederle, dopo tanti anni intitolati con dovizia alla scrittura qual è stata,ad oggi, la sua più rilevante scoperta?
Grazia Calanna (06/07/2013)
giovedì 13 giugno 2013
L'insegnante pensionato ai suoi ragazzi
Andando via,
col sorriso che languisce,
cerco di convincere l'altro me,
che -testardo-non capisce
sulla necessità
sulla improrogabilità,
del passo.
Un tremore inaspettato della voce,
della mano, della penna,
or tradisce
quel debole collasso
delle forze volitive
e non accenna
a riprendersi,a svagarsi...
anzi, con acredine colpisce,
e con modesta dose di crudeltà
sulla voce,sulla mano s'accanisce.
Non è niente, non fa male:
è solo un tram del destino
è fatale: tutto finisce...
alle spalle, vigliacco, ti assale
ti travolge
e ti lascia lì disteso a guardare
i fili che oscillano nel vento
e si perdono, ignari del danno,
in parallelismo approssimato,
verso vie che questi occhi non vedranno.
Pensionato.
E' l'ultima diagnosi sociale
...e non c'è cura che vale
a scrollarsela di dosso...
Ma qualcosa dirvi posso
che giovi a rallegrare molto me
e un po' anche voi, spero:
in tasca m'è rimasto un bel pensiero,
uno di quei pensieri che,a sorpresa,
contrastan la tristezza,
la costringono alla resa
e - magia delle magie-
la mutano in allegrezza...
Questo pensiero porto come il fagotto
al bastone del viandante appeso:
leggero e gradevole è il suo peso
perchè raccoglie ogni suo possesso.
Dentro, pigiati, mille ricordi:
le vostre risate risuonavano spesso
fra i tristi muri, gli scomodi banchi
e le lavagne nere quasi sempre senza gesso!
E quelle malandrine occhiate
che spesso vi scambiavate
come per dire : " ma che vuole adesso?
mica ci vuole interrogare ?"
Oppure: " Non credo che vorrà spiegare"
Per voi, per voi, ragazzi miei
sia la vita l'eterna vacanza
che a tratti la scuola interruppe...
e che il lavoro stesso
presto sia lieve fardello.
Questo vi auguro adesso:
lavorare sia sempre bello
come per me è stato...
E se qualcuno di voi è davvero fortunato
troverà un lavoro coi fiocchi,
un lavoro in cui potrà
guardare ragazzi negli occhi,
godere di loro sorrisi,
sentir quei discorsi che restano incisi
per sempre in un posto...
un cantuccio nascosto...
un luogo da cui promana l'odore
di tante giovinezze...
un punto che poi scopri
fra la mente e il cuore...
e dimentichi quelle amarezze,
quel poco di dolore
che ogni vivere riserva per pietà
ad ogni donna
ad ogni uomo
ad ogni uomo
di buona volontà
Pietro Guarnotta
Per gentile concessione dell'Autore a cui sono riservati
tutti i diritti previsti dalle vigenti norme in materia
col sorriso che languisce,
cerco di convincere l'altro me,
che -testardo-non capisce
sulla necessità
sulla improrogabilità,
del passo.
Un tremore inaspettato della voce,
della mano, della penna,
or tradisce
quel debole collasso
delle forze volitive
e non accenna
a riprendersi,a svagarsi...
anzi, con acredine colpisce,
e con modesta dose di crudeltà
sulla voce,sulla mano s'accanisce.
Non è niente, non fa male:
è solo un tram del destino
è fatale: tutto finisce...
alle spalle, vigliacco, ti assale
ti travolge
e ti lascia lì disteso a guardare
i fili che oscillano nel vento
e si perdono, ignari del danno,
in parallelismo approssimato,
verso vie che questi occhi non vedranno.
Pensionato.
E' l'ultima diagnosi sociale
...e non c'è cura che vale
a scrollarsela di dosso...
Ma qualcosa dirvi posso
che giovi a rallegrare molto me
e un po' anche voi, spero:
in tasca m'è rimasto un bel pensiero,
uno di quei pensieri che,a sorpresa,
contrastan la tristezza,
la costringono alla resa
e - magia delle magie-
la mutano in allegrezza...
Questo pensiero porto come il fagotto
al bastone del viandante appeso:
leggero e gradevole è il suo peso
perchè raccoglie ogni suo possesso.
Dentro, pigiati, mille ricordi:
le vostre risate risuonavano spesso
fra i tristi muri, gli scomodi banchi
e le lavagne nere quasi sempre senza gesso!
E quelle malandrine occhiate
che spesso vi scambiavate
come per dire : " ma che vuole adesso?
mica ci vuole interrogare ?"
Oppure: " Non credo che vorrà spiegare"
Per voi, per voi, ragazzi miei
sia la vita l'eterna vacanza
che a tratti la scuola interruppe...
e che il lavoro stesso
presto sia lieve fardello.
Questo vi auguro adesso:
lavorare sia sempre bello
come per me è stato...
E se qualcuno di voi è davvero fortunato
troverà un lavoro coi fiocchi,
un lavoro in cui potrà
guardare ragazzi negli occhi,
godere di loro sorrisi,
sentir quei discorsi che restano incisi
per sempre in un posto...
un cantuccio nascosto...
un luogo da cui promana l'odore
di tante giovinezze...
un punto che poi scopri
fra la mente e il cuore...
e dimentichi quelle amarezze,
quel poco di dolore
che ogni vivere riserva per pietà
ad ogni donna
ad ogni uomo
ad ogni uomo
di buona volontà
Pietro Guarnotta
Per gentile concessione dell'Autore a cui sono riservati
tutti i diritti previsti dalle vigenti norme in materia
martedì 11 giugno 2013
AULA VUOTA
L'aula vuota echeggia ai miei passi;
cancella l'idea del tempo
la campanella che suona per nulla,
smisurato baratro la muta lavagna,
tristi zolle di prato senza fiori
i vecchi banchi verdi,
segnati da mille torture
di anime incomprese.
L'eco si perde in fantastiche voci
e le memorie m'assalgono:
la cattedra pensosa si chiede
a cosa è servita
a cosa servirà...
Pietro Guarnotta
La poesia viene pubblicata per gentile concessione dell'autore
a cui so riservati tutti i diritti previsti dalle vigenti leggi in materia.
cancella l'idea del tempo
la campanella che suona per nulla,
smisurato baratro la muta lavagna,
tristi zolle di prato senza fiori
i vecchi banchi verdi,
segnati da mille torture
di anime incomprese.
L'eco si perde in fantastiche voci
e le memorie m'assalgono:
la cattedra pensosa si chiede
a cosa è servita
a cosa servirà...
Pietro Guarnotta
La poesia viene pubblicata per gentile concessione dell'autore
a cui so riservati tutti i diritti previsti dalle vigenti leggi in materia.
venerdì 7 giugno 2013
ALBA IN COLLINA
Gelida follia di stelle
d'autunno inoltrato
trapunge frizzante
sogni umidi di rugiada
Il cielo si sveglia
e in colorito baleno
torna l'urgenza di vivere
nel cuore logorato
da fugaci letizie.
Il vento soffia tra le valli
e dell'albero freme
ancora verde la fronda,
ma la radice é secca.
Sussulto nel lampo
di finestra che si schiude.
Il canto d'un gallo impettito
dà voce al giorno che nasce
un lamentoso muggire
si leva da una stalla
in un angolo ancora buio.
Le forme squadrate delle case
inconsapevoli turbano
le curve molli di questi colli.
Lenta sfuma la luna
e l'aria si accende del nuovo sole
La stradina è un fiume cinerino
che al suo mare scende:
un fanciullo passa correndo...
il resto è immobile affresco
scolorito e scrostato dal tempo,
dall'età, dalla vecchiaia
PIETRO GUARNOTTA
Per gentile concessione dell'autore. Tutti i diritti riservati
secondo le disposizioni vigenti in materie di diritti d'autore.
sabato 1 giugno 2013
Estate isolana
Tu umile animale da soma
a cui è negata anche la paternità
forse non sei contento
della nostra estate isolana
nè ti rallegra che ti addobbino a festa
con pennacchi e drappi
per farti apparire imponente
...un quasi cavallo.
Ti preparano con specchi rilucenti
nastri colorati e merletti
che sanno di cassapanca della nonna
e di chiuso
come le lenzuola della sposa
esposti all'ammirazione della gente
il giorno prima delle nozze
perchè carico di frumento e di paura
tu corra tutta la salita
di gradoni di pietra disuguali
il cuore in gola e tra spintoni e pugni
percorrerla fino a raggiungere l'altare
e inginocchiarti dicono i fedeli
davanti alla Madonna.
"Purmisioni" li chiamano.
E' l'affanno della corsa e il peso che porti
cavaliere e bisacce piene di frumento
è la gente assiepata intorno
che ti segue e ti spinge
è il vociare che ti rintrona nelle orecchie
ed il rullare ossessivo di tamburi
che ti fa piegare le ginocchia.
Non so se pregano i muli
ma se lo fanno
sono certo che pregano i loro santi
che almeno in questo paese
l'estate non venga.
Da " Poesie di volti e memorie" di calogero restivo
Prova d'autore editore Catania
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