lunedì 8 agosto 2022

Mal d'Africa

    


                                                         Mal d'Africa


Zattera senza timone spersa nell'ampio mare, tu, mia terra ,Isola ,non più deserto africano e non ancora verde pianura, fiera di montagna pronta sempre per paura ad azzannare, violentata più volte e più volte vittima sacrificale, oggetto di baratto come cosa, tu mia terra che bon ti arrendi al deserto che avanza e bagni i solchi di sudore per ricavarne pane, tu sei il mio  "mal d'Africa, se appena mi allontano, che mi coglie quando la sera che avanza tinta d'ansia e di nebbia fa riemergere visioni serbate nella memoria, di tramonti fatti di sole che incendia quasi gli orizzonti.



Poeia tratta dal volume " Poesie di volti e memorie" di Calogero Restivo

PROVA D'AUTORE  Editore Catania

venerdì 7 agosto 2020

archivio e pensamenti: QUANTO È COSTATO IL CASTELLO DI RACALMUTO DETTO "L...

archivio e pensamenti: QUANTO È COSTATO IL CASTELLO DI RACALMUTO DETTO "L...: Niccolò Fiandaca (Girgenti, 30 gennaio 1919)                                                                                     ...

giovedì 16 aprile 2020

Passavano i carri


NELLA NOTTE PASSAVANO I CARRI
SCINTILLE SOTTO I ZOCCOLI DEI MULI
E RUMORI COME DI ASSI ROTTI
SU BASOLATI INEGUALI.

NELLA NOTTE PASSAVANO I CARRI
CARICHI DI SALE E DI STANCHEZZA
E GLI OCCHI GONFI DI SONNO
NEL PETTO
IL TEPORE DEL LETTO
E DEGLI AFFETTI DELLE SPOSE
CHE DIVENTAVA FREDDO
CHE TITILLAVA LE OSSA.

PASSAVANO I CARRI CARICHI DI RETI
E MARINAI CHE AL LUME DI LAMPARE
NUDO IL PETTO TACITA SFIDA AL MARE
SPERAVANO DI FARE ALLA BARCA
IL PIENO DI PANE E DI SARDINE

ANCHE LE VEDOVE PASSAVANO
AVVOLTE NEGLI SCIALLI DI SETA
LA SOLA RICCHEZZA
CHE A LORO AVEVA CONCESSO LA VITA
I PASSI STRASCICATI NELLA POLVERE
E PIANTI TUTTI I PIANTI
PERSI UOMINI E SPERANZE DI DOMANI.

PASSAVANO I CARRI LUNGO LO STRADONE
DI CONTADINI VINTI E NON DOMI
AMMANTATI DI GELO E DI NEBBIA
INUTILMENTE INVENTAVANO 
SANTI DA PREGARE
CHE A VOLTE BESTEMMIAVANO.

PASSAVANO I CARRI NELLA NOTTE
E MIO PADRE SPARAVA ALLE NUVOLE
CON LA SUA PISTOLA DI COWBOI
PER SPAVENTARE I LADRI
VENUTI A DEPREDARE LA NOTTE
DEI SOGNI
E DI UVA APPENA MATURA 
LA VIGNA.

PASSAVANO I TRENI
CARCHI DI ILLUSIONI E SPERANZE
SCRUTAVANO IL FUTURO
NEL BUIO DELLA NOTTE
CHE FILTRA DAI FINESTRINI APERTI
I PETTI GONFI DI ANSIA ED INCERTEZZA 
E NON SAPEVANO
NON POTEVANO SAPERE
CHE IN QUEL FUTURO
V'ERANO SCOPPI DI GRISOU E GELO
CHE SI ATTACCAVA ALLE MANI
COME COLLA LIQUEFATTA AL SOFFIO DEL VENTO
DAVANTI LA BOTTEGA DEL FALEGNAME.


sI CONOSCEVANO TUTTI SU QUEL TRENO
LE PALPEBRE QUASI VINTE DAL SONNO
IL SIGNOR "GRAMUSCIA".
FACEVA IL FALEGNAME
NELLA SPIANATA DELLA CHIESA 
DI SAN GIULIANO
E GIOVANNI DETTO "iL SARACENO"
CHE ABITAVA AL DIL' DEL PONTE
SUL FIUME SENZA NOME
CHE DOPO LA MORTE DELLA MOGLIE
CONTADINO DI VECCHIO STAMPO

SI ERA MESSO A VENDERE PATATE 
CHE NESSUNO COMPRAVA
E PER DISPERAZIONE
AVEVA TENTATO IL SUICIDIO
SENZA RIUSCIRCI.

E ANTONIO IL MANISCALCO
CHE TRATTAVA IL FERRO
COME CAREZZA  D'AMANTE
UN OCCHIO ALLA FINESTRA DELL'AMATA
CHE OGNI TANTO USCIVA SUL BALCONE
A FAR FINTA DI SCIORINARE LA BIANCHERIA
PER VEDERE E PER FARSI VEDERE
DAL SUO RAGAZZO
E SERAFINO
CHE AVEVA SMESSO DI VENDERE CAVOLI
PERCHE' NEL SUO TERRENO
L'ACQUA CHE SGORGAVA DA CUNICOLI SEGRETI
ALL'IMPROVVISO
SCHERZI CHE A VOLTE FA IL DESTINO AI POVERI
AVEVA SMESSO DI SCORRERE
COME CAREZZA D'AMANTE.

PASSAVANO I TRENI NELLA NOTTE
ED IL PAESE DIMENTICO DI CORSE
E DI GRIDA FESTOSE DI BAMBINI
LENTAMENTE
DIVENTAVA UN DESERTO DI ROVINE
COME LE CASE DOPO UN TERREMOTO.


POESIA TRATTA DALLA RACCOLTA "PASSAVANO I CARRI"
COLLANA EDITORINPROPRIO.


Dedicata al paese che mi diede i natali e che resta per sempre nel cuore)









mercoledì 25 marzo 2020

A T T E S E



Attese che scocchi l'ora
attesa che giunga la sera
e poi il mattino
ad interrompere sogni
a cancellare fantasmi.

Attesa che venga la primavera
a cancellare il grigio piovoso
di lunghi inverni piovosi.

Attese
sempre attese
inutili come contare
le pecore che saltano steccati
per conciliare il sonno
e ricordi che stridono
con il vecchio di ora
a cui ormai non appartengono.

Attesa
che sia un'eccezione
illusione
che la vita continui
come la bolla di sapone
traslucido palloncino
rivestito di niente
con cui tentare un tiro sicuro
verso la porta che non c'è.


Da " Passavano i carri" di Calogero Restivo
Ed. Guarnotta Collana EditorinProprio




domenica 9 febbraio 2020

Il Castelluccio

Sulla collina che chiamavamo monte
il Castelluccio
casolare diroccato
calamita di curiosità e paura.

Bambini andavamo
in visita camminando piano piano
per non far rumore
e svegliare dame ed armigeri
che da quell’altura ogni giorno
abbracciavano i vasti orizzonti.

Venivano dal passato
ma noi li vedevamo vivi
come le immagini che costruiscono i sogni
riuniti attorno alla grande conca della storia
a raccontare di accadimenti e di avventure.

Dentro quelle mura che mostrano
quanto possono il tempo e le stagioni
ed il vento che a volte si intrattiene
in caroselli di polvere e sabbia
faccia a faccia con il passato
meravigliati e sorpresi
restavamo imbambolati senza parole.

Urlava il silenzio di voci
che parlavano lingue sconosciute
passavano genti in antichi costumi
colbacchi ed elmi lucenti e piumati
ed altri che indossavano corazze
orgoglio e difesa lucidate a specchio
splendenti sotto il sole.

Ci allontanavamo turbati e tristi
alla fine della visita
ci chiedevamo se quel tumulto di voci
alla fine della giornata cessava
come a teatro calato il sipario.

sabato 26 ottobre 2019

CHICCHI DI GRANO



Rivedo ancora
scolpite nella memoria
con mano sicura
come parole nel marmo
immagini di contadini
ubriachi di fatica e di sole
appresso ai muli la cui pelle
appena ricopriva le ossa.

In giri ossessivi sull'aia
estraevano da batuffoli di paglia
chicchi di grano minuti
come pagliuzze di oro
passate al crivello con la sabbia.

E a sera avevano canti per i bambini
che poggiavano la testa
sul petto rotto di fatica
come su un cuscino di piume morbido.


Poesia tratta dalla raccolta di Calogero Restivo
"Senza  un fil rouge"
ERANOVA Editrice  Delia





domenica 6 ottobre 2019

ESTATE

Cerco invano
i panorami dell'infanzia
il giallo ripetuto all'infinito
di dipinto inquietante
dove anche gli orizzonti
sono tinti di verde.

La lava fredda sugli usci
a ricordare che il vulcano
buono ad intrattenere gente del nord
con i suoi fumi di fucina di fabbro
accesa sempre
e le sue nevi che scintillano al sole
a volte semina morte
e sconvolge i panorami.

Cerco invano il venticello
alito di valli profonde
annegate di nebbia negli inverni lunghi
ristoro che saliva verso il Castelluccio
dove trascorrevo le estati.

Ricambio in imbarazzati silenzi
il sorriso delle genti.

I canti hanno altre note
manca il rotolare del carro
sulle pietre sconnesse
e la voce cavernosa del carrettiere
che canta amori disperati
e quella del venditore di basilico
che con la sua gerla di vimini sulle spalle
inondava le vie di odori paesani noti.

Stradine strette e tortuose
e la visione di cartolina illustrata
della montagna innevata
che incombe sulle case.

E' qui ora la mia casa
e queste estati lente vedo passare
seduto in ozio al balcone
dedito a rifare i conti con il passato
a rivedere errori e gioie
e bere fino in fondo
il calice amaro dei rimpianti.


Tratta dalla raccolta " Dal  mare che non c'è"
di Calogero Restivo

EDIZIONI  AKKUARIA  CATANIA





mercoledì 18 settembre 2019

D A Q U I


Da qui,
dai balconi di questa casa
che mi mostrano panorami
nuovi e diversi
da quelli che il ricordo
ha stampato nella memoria
da questi orizzonti
che disegnano montagne
alte fino a toccare il cielo
la nostalgia come febbre non curata
mi ritorna alle tue valli profonde
che si perdono lontano
nelle nebbie di lunghi inverni.

In fondo
nel mezzo del ferro di cavallo
che disegnano i monti
ci si aspetta di trovare il mare
che non c'è.

La nostalgia mi ritorna
al dirupo La Guardia
ed al monte San'Anna
allegoria di monte
ed ai campi tinti di giallo
più oscuro meno oscuro
secondo le stagioni.

Da qui
da cui lo sguardo volgo
a cercare confini a questo mare
che molle adagia onde su onde
sulla spiaggia deserta
nelle sere d'estate
e che nasconde profondità di baratro
il ricordo mi prende
rivedo le tue case bianche
dai tetti bassi che filtrano la luce
come la lampada accanto ai lettini
accesa la notte per fugare
la paura delle tenebri ai bambini
ed un nodo mi prende alla gola.

Da qui
ove la vita mi ha condotto
intento com'ero ad inseguire sogni
di te mi ricordo e degli affetti che custodivi
dei sogni e delle speranze che ricucivo
come un vecchio mantello
vecchio e stinto nei colori e liso
che da tutte le parti cedeva.




Da "All'alba tra i fiori di papavero"
raccolta di poesie di calogero restivo
Edizioni AKKUARIA  Catania








sabato 31 agosto 2019

mercoledì 29 maggio 2019

A MIO PADRE



Colonna di abbracci
contro venti impetuosi
che seminavano le strade e la vita
di caroselli di polvere e foglie
e resti di illusioni e speranze.

Nel sogno ricorrente
rondini in volo insieme
a sfiorare i tetti delle case
il giorno ancora appeso
alla cima del monte Castelluccio.

Cancellarti dagli occhi
il ricordo di notti insonni
intervallati da strappi di mitraglia
che rompevano il silenzio
e del gelo che le buche nel terreno
a sopravvivere  come le talpe
non lenivano volevo
ma il passato ti viveva dentro.








lunedì 6 maggio 2019

Un sorriso alla sera


Ha un sorriso bonario
la sera.
Non appare stanca
della lunga giornata di afa
e di attesa di refoli di vento.
La luna
rossa di tramonto
nascosta quasi
dietro le mura del Castello
sembra un monello
la faccia accaldata di corse
nel gioco a nascondino.
Anch'io
confusione di pensieri e di sogni
di speranze e delusioni
sciolgo un sorriso e un canto
alla sera.


Poesia tratta da " Poesie di volti e memorie"
di Calogero Restivo
Prova d'Autore Editore Catania

lunedì 15 aprile 2019

A C I T R E Z Z A



Invidio i poeti
che sanno tessere versi
o comporre inni
traendo dalla memoria
immagini di Ciclopi  e Veneri
sorte da cristalline acque
e adagiate su spiagge di sogno
cancellando dal panorama
-come da un ritratto mal riuscito-
immagini di ciminiere
e mari di cemento
dove un tempo  alberi svettavano
sui colli vicini e sui monti.

Ruscelli garruli
scorrevano tra pietre
dal caso sconnesse.

Di te mi rimane
nella memoria e negli occhi
lo sguardo di donna
annegato nell'ampio mare
in angosciosa attesa di ritorni
stretta in uno scialle
nero come la notte
inutile sfida al vento di tempesta.

Tu vivi nel passato come un vecchio
carico d'anni e di rimpianti
e non ti accorgi che ora è la vita
e invano attendi altri dei e altre età
suonando vecchie melodie
su pianoforti scordati



Tratta dalla raccolta " Lantena sul mondo"
di Calogero Restivo
ERANOVA Editrice  Delia


martedì 26 marzo 2019

Attenti! Riposo!



A me non piace marciare
ma camminare
sostare o andare
per paesi e campagne
e nei boschi
per pascere pensieri
o allevare illusioni.

Mi piace parlare con la gente
del sole che brucia l'erba appena nata
e rende sterili i raccolti
stupire gli amici
con racconti di sogni strani
inverosimili
o raccontare
di avventure immaginarie
ma senza accadimenti.

O disteso sui prati
ascoltare il lavorio del seme
che con dolore frange la zolla
e partorisce virgulti
che domani forse
saranno giganti. 



 Da "Lanterna sul mondo" di calogero restivo
Eranova Editrice